Il cinema iraniano è da decenni tra i più premiati e rispettati al mondo, eppure resta poco visto nelle sale italiane. Questa rassegna è un invito a colmare quella distanza.
Quattro film, quattro storie diverse, un filo rosso che li attraversa tutti: la famiglia. E dentro la famiglia, una figura ricorrente — la madre. Madri che custodiscono la memoria, che reggono il peso della distanza e dell’esilio, che tengono insieme mondi che la storia e la politica hanno provato a separare.
Con Radiograph of a Family e Gli uccelli del monte Qaf, Firouzeh Khosrovani racconta la propria famiglia attraverso fotografie, filmini e ricordi: un padre laico e una madre devota nell’Iran prima e dopo la rivoluzione, e una nonna azera la cui storia si intreccia con le migrazioni forzate del Novecento. In Leila e i suoi fratelli, Saeed Roustaee costruisce un affresco familiare potente e spietato, dove l’orgoglio patriarcale si scontra con la realtà economica di un paese in crisi. The Last Act di Paymon Shahbod chiude il ciclo portando lo sguardo sul presente.
Non è una rassegna sull’Iran nel senso giornalistico del termine — non troverete reportage o cronaca politica. È piuttosto un percorso intimo, in cui la grande storia si legge attraverso le foto di famiglia, i silenzi a tavola, le decisioni che una madre prende per i propri figli.
Quattro titoli, quattro madri, quattro modi di raccontare un paese attraverso chi lo abita davvero.
