La Sala Fronte del Porto è una delle poche sale cinema a proprietà pubblica in Italia.
Per noi è un Bene Comune inestimabile, un Terzo Spazio che possa diventare anche un laboratorio: un luogo aperto ed attraversabile, che sia stimolo di scoperta del bello che c’è, e motore di nuove produzioni culturali.
Stiamo sperimentando una gestione collettiva, delle Associazioni e soprattutto di libere cittadine e cittadini.
Lavoriamo in direzione di una sala cinematografica civica. Più di un cinema: un luogo condiviso della città, per la città. Un luogo di dibattito, di elaborazione e di crescita, in cui la città possa rispecchiarsi e riconoscersi.
Una sala aperta e partecipata
Uno spazio gestito, coabitato, condiviso. Che non diventi la sede di un solo soggetto e che non si identifichi con chi lo gestisce ed in cui siano previsti percorsi di partecipazione e di co-progettazione tra cittadini e professionisti.
Una sala nuova per un pubblico nuovo
Una sala che monitori, sviluppi e comunichi in modo trasparente il suo rapporto con il pubblico. Che cerchi nuovi tipi di pubblico e li metta in contatto fra loro. Un luogo di incontro, e non solo di consumo culturale.
Una sala per il territorio
Un luogo di confronto, di crescita e visibilità per le realtà di produzione, di distribuzione e di organizzazione di proiezioni, rassegne, percorsi di formazione e percorsi culturali del territorio.
Un osservatorio attraverso cui individuare progetti e realtà giovani ed emergenti da sostenere in modo strutturato. Un laboratorio di pensiero, dove creare momenti di riflessione e dibattito. Un luogo di formazione e ricerca per artist3 e cittadin3.
Una sala inclusiva
Un luogo di educazione e formazione, che sviluppi ruolo e valore sociale, con forte attenzione all’infanzia, all’adolescenza e alla persona nelle varie età della crescita, ai soggetti fragili con l’obiettivo dell’inclusione e della partecipazione.
Un modello di gestione
Siamo qua per durare. Questo percorso è finanziato fino a maggio 2027 da un bando della Fondazione Cariparo, Luoghi (Non) Comuni, a capofila ZaLab, in collaborazione con il Comune di Padova e le Consulte 4A e 4B. Il nostro obiettivo è che, il giorno dopo la fine del progetto, la Sala resti aperta. Stiamo costruendo un modello di gestione collettivo: è un percorso aperto e sperimentale, facilitato dall’Associazione Comunitazione e dalla Cooperativa Il Sestante. Il diario di bordo si trova qui.
Per poter durare, abbiamo bisogno di costruire sostenibilità: con la progettazione e la ricerca di finanziamenti per i percorsi culturali; con la partecipazione del pubblico tramite proposte e presenza, ma anche tramite il biglietto (qua potete trovare la nostra politica dei prezzi, attentamente pensata per essere più inclusiva possibile); con l’impegno attivo delle persone che tengono alla sala, che donano turni di lavoro volontari. Da gennaio 2026 cominciamo a remunerare alcuni ruoli, ma siamo coscienti che senza un dono (di tempo, di immaginazione, di competenze) da parte di una comunità che ama questo luogo e le sue potenzialità, non riusciamo a restare aperti.
Un’economia del dono
Spesso lo si chiama “volontariato”, preferiamo chiamarlo “dono”. Alcuni ruoli di gestione della sala (quelli obbligatori: di chi quella sera non può non essere lì, altrimenti non c’è la proiezione) cominciano ad essere remunerati da gennaio 2026. Altri ruoli (di chi quella sera è là per scelta e piacere, e può scegliere di non esserci) sono stati finora e continueranno ad essere donati. Crediamo che il dono – liberare del tempo dalle pressioni della sopravvivenza e del Capitale, e dedicarlo ad un’attività di scelta – sia un atto di libertà e di cura di sé; e che costruire lo spazio per questo dono sia un gesto profondamente politico.
Ma quindi, c’è una direzione artistica?
Si e no. Non c’è “il direttore artistico” che offre la sua personale visione, ma un gruppo aperto di programmazione ed ideazione culturale, permeabile alle proposte che vengono dalla città. Il programma che ne esce è inevitabilmente plurale, anarchico, sorprendente. In questo magma vivo però cerchiamo dei fili, che potete ritrovare nel nostro cartellone e nelle rassegne che lo innervano: l’attenzione al cinema documentario, i recuperi e le retrospettive, i linguaggi teatrale, musicale e fotografico (sempre in dialogo con il grande schermo), il cinema in lingua originale. Cerchiamo percorsi che coinvolgano lo spettatore e lo sfidino, che aprano percorsi di riflessione e di messa in discussione dell’esistente, che facciano scoprire le innumerevoli gemme della produzione culturale, spesso insabbiate dalla forza omologante del mercato.
Abbiamo una programmazione limpidamente politica: di confronto con il destino del mondo, per capire collettivamente come condividere questo destino.

