Seul, anno 2000. Na Young e Hae Sung sono compagni di classe dodicenni, legati da un sentimento che non hanno ancora il coraggio di dirsi, quando la famiglia della ragazza emigra in Canada. Lei diventa Nora Moon e i due si perdono di vista, fino a ritrovarsi dodici anni dopo grazie a internet: videochiamate, promesse di incontrarsi, poi di nuovo il silenzio, mentre Nora costruisce la sua vita di scrittrice a New York e sposa Arthur. Altri dodici anni dopo, Hae Sung arriva finalmente a Manhattan per vederla di persona.
Celine Song, al suo esordio alla regia con un film in parte autobiografico, non racconta un triangolo amoroso ma il modo in cui il tempo e le scelte trasformano un legame in qualcos’altro, senza per questo cancellarlo. La lingua stessa diventa segno di questa distanza: quando Nora e Hae Sung tornano a parlare coreano fra loro, davanti a un marito che non li capisce, il film mostra senza bisogno di spiegarlo che cosa significhi vivere fra due culture e due vite possibili. E’ un film sulla nostalgia di chi si chiede, senza rimpianto ma senza finzioni, chi si sarebbe potuti essere se si fosse rimasti.
