Cluj-Napoca, oggi. Orsolya è un’ufficiale giudiziaria di mezz’età incaricata di sfrattare un senzatetto che si è rifugiato in un palazzo abbandonato, destinato alla demolizione per fare posto a un hotel. Gli lascia una ventina di minuti per raccogliere le sue cose: quando torna, lo trova impiccato. Nessuno la ritiene responsabile, ma Orsolya non riesce a liberarsi del peso di quella morte e cerca, senza trovarle, delle risposte: ne parla con la madre, con una vecchia amica, con un prete ortodosso, con un laureato in giurisprudenza che per vivere consegna cibo in bicicletta.
Radu Jude, premiato a Berlino 2025 con l’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura, usa la crisi di coscienza di una donna comune per mettere a fuoco quello che la Romania di oggi preferisce non vedere: la sostituzione delle vite fragili con il cemento della rendita immobiliare, la burocrazia che esegue senza guardare in faccia nessuno, il lavoro precario di chi, pur laureato, finisce a pedalare per un’app. Nessuno dei confidenti di Orsolya le offre un’assoluzione, e il film non gliene offre una nemmeno allo spettatore: resta la domanda su quanta indifferenza serva per continuare a funzionare in un sistema che sfratta i vivi e non si accorge dei morti.
PROIEZIONE IN LINGUA ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO.
