Le prime immagini di Gen, l’unico film documentario italiano presentato al Sundance Festival, mostrano un signore di mezz’età intento a cercare funghi in un bosco. Quell’uomo è il dottor Maurizio Bini il cui lavoro, scopriremo, consiste, all’ospedale pubblico Niguarda di Milano, nell’aiutare le coppie che hanno difficoltà a concepire grazie alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita, e nel seguire i percorsi di gender affirmation dei suoi pazienti, a partire dalla decisione di intraprendere un percorso farmacologico di transizione di genere fino alla stabilizzazione della terapia e agli eventuali interventi chirurgici. In altre parole, Bini, da anni, intraprende una missione fuori dal comune: quella di cambiare le vite delle persone attraverso la fertilità e l’affermazione di genere.
Con un approccio che va incontro ai sogni degli aspiranti genitori e di chi cerca di riconciliarsi con la propria identità di genere, Bini crea uno spazio di accoglienza ed empatia spesso sfidando con il suo approccio umano e competente, le convenzioni sociali per portare speranza e cura. L’intelligenza e la delicatezza di questo documentario passano attraverso la scelta brillante di mostrare le vite dei pazienti del dottor Bini come ritratti fatti da rapide pennellate.
Ogni caso è una storia a sé, ogni storia è una vita che chiede di essere aiutata a cambiare. Non mancano momenti di leggerezza, favoriti dall’umanità e dal senso dell’umorismo di Bini che, alla soglia dei sessant’anni, affronta con trasparenza e apertura le delicate questioni del suo lavoro dialogando con pazienti e colleghi.
