In una notte californiana, alcuni botanici alieni in visita sulla Terra vengono sorpresi dagli agenti di un misterioso governo americano: nella fuga, uno di loro resta abbandonato, solo, nella foresta vicino alla San Fernando Valley. A trovarlo è Elliott, un bambino di dieci anni che vive con la madre, il fratello maggiore e la sorellina Gertie, e che nasconde la creatura in camera sua senza dirlo a nessuno. Tra i due nasce un legame che va oltre le parole: Elliott sente ciò che sente l’alieno, ride e soffre con lui, e insieme ai fratelli si mette in testa di aiutarlo a tornare a casa, prima che gli adulti scoprano tutto.
Spielberg racconta l’incontro con l’alieno dal punto di vista dei bambini, e ne fa il terreno su cui misurare l’assenza di un padre, la solitudine e la capacità, tutta infantile, di fidarsi di ciò che è diverso senza averne paura. È un film sull’amicizia come forma di cura reciproca, dove la meraviglia della fantascienza serve a parlare di cose molto terrene: la crescita, la perdita, il bisogno di essere creduti.
