Di Umanità e d’Arte
Alla sorprendente storia di Giacomo Favretto, uno dei più importanti pittori veneziani di fine Ottocento, si intrecciano racconti inediti sulla sua figlia illegittima Maria — trisnonna dell’attrice in scena, abbandonata nell’orfanotrofio dell’Istituto della Pietà di Venezia — ed episodi comici e grotteschi su Léon, il senzatetto svizzero che nel 2008 rubò uno dei dipinti dell’artista, Amore tra i polli, da Palazzo Isimbardi, a Milano.
La ricostruzione della vita di Favretto si trasforma così nel racconto del viaggio compiuto dalle sue opere nel corso dell’Ottocento e del Novecento. Una narrazione che giunge fino ai giorni nostri, attraversando guerre e sconvolgimenti che segnano l’Europa e il mondo. In tempi di conflitti e instabilità, tra furti, vendite forzate, copie falsificate e riscoperte inattese, i suoi quadri si disperdono, cambiano proprietari e superano confini: arrivano persino a Buenos Aires.
Dall’alternarsi delle storie di tre personaggi realmente esistiti prende vita un monologo tragicomico che attraversa epoche e si interroga sul valore dell’arte in contesti storici e sociali differenti. Una pièce, insomma, che mette in luce il legame continuamente mutevole, ma indissolubile, tra Umanità e Arte.
Lo spettacolo è stato scelto da tre comuni del Veneto — Mogliano Veneto, Santa Maria di Sala e Casale sul Sile — come evento ufficiale per la Giornata Mondiale dell’Arte negli anni 2023 e 2024.È stato inoltre selezionato per il Festival Accordi, svoltosi a Roma in Piazza Conca d’Oro, nell’ambito del progetto “L’Isola Che Non C’era 2023”, iniziativa finanziata dal Comune di Roma per la rivalorizzazione degli spazi urbani.
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