“Una visione di verità quasi insostenibile”
Martin Scorsese
Hugh, Leila e Ben sono tre fratelli afroamericani, due dei quali di pelle chiara, che vivono insieme in una casa a New York. Hugh, il più grande, l’unico palesemente di colore, è un cantante di nightclub in declino, Ben è un trombettista jazz che passa il tempo nei bar con due compagni di sbronze, Dennis e Tom. Leila, la più giovane, frequenta i circoli degli esistenzialisti e ambisce a diventare scrittrice.
***
Shadows, primo film di John Cassavetes, è concepito come atto di rottura nei confronti del sistema produttivo hollywoodiano, e si afferma come uno dei precursori del cinema indipendente americano. Cassavetes sceglie i suoi attori non fra i professionisti del mestiere, ma fra persone dotate di qualità espressive ed emotive particolari, un po’ come un musicista nella tradizione afroamericana del jazz sceglie i propri collaboratori: per la qualità insostituibile della loro voce individuale. A questo si accompagna la scelta del 16mm, un formato meno performante sul piano tecnico ma capace di avvicinarsi alla realtà con un’immediatezza che la pellicola professionale non avrebbe potuto restituire.
“Preferiamo film imperfetti ma vivi a film falsi. Non vogliamo film rosei: li vogliamo del colore del sangue”
John Cassavetes
È però nel metodo di costruzione della sceneggiatura che il film rivela più chiaramente la sua natura. Cassavetes lavora secondo il principio jazzistico dell’improvvisazione: attraverso una pratica laboratoriale, fa interagire gli attori a partire da situazioni che si creano spontaneamente. Ciascuno è consapevole del proprio personaggio, ma non di quello dei colleghi, e la trama scaturisce così dalla loro naturale interazione, come nell’interplay fra i musicisti jazz. Sullo sfondo di questo processo formale, il film affronta la questione delle relazioni interraziali nella New York del 1957, tema socialmente esplosivo e pressoché assente dal cinema del periodo.
A legare tutto insieme interviene la colonna sonora di Charles Mingus, tra le figure più importanti e influenti nella storia della musica afroamericana. Costruita anch’essa secondo le modalità proprie del jazz — con la ripresa di temi già incisi da Mingus e ampio spazio all’improvvisazione solistica e collettiva, in particolare al sassofono di Shafi Hadi — la musica non si limita ad accompagnare le immagini ma le segue e le doppia, come se ne fosse, per dirla con il titolo, l’ombra.
***
Il film sarà proiettato in versione originale sottotitolata.
***
Questo film fa parte di Imagine the Sound, nuova rassegna ideata dal Centro d’Arte dell’Università di Padova in collaborazione con Fronte del Porto.
Un invito a esplorare il potere evocativo della musica nella sua interazione con le immagini, non solo in quanto elemento di decorazione, sottofondo e accompagnamento, ma anche e soprattutto come punto di partenza, forza generatrice che ispira la creazione di immagini e di racconti, e viene da questi ulteriormente potenziata.
